I dottori di oggi ti fanno diventare ipocondriaco!

Insicuri, disattenti, incapaci di ascoltare l’anamnesi e interpretare i “segni”. I medici di base (e molti specialisti) ti rimpallano da una parte all’altra senza mai formulare alcuna ipotesi, che non sia suffragata da decine di accertamenti strumentali e altrettante visite.

Sono stata dal mio medico di base per riferirgli alcuni malesseri. Nel tentativo, naturalmente vanificato da lui e tutti gli altri luminari da me finora consultati, di riferire, con quanta più precisione potessi, i miei sintomi, sono stata ascoltata poco o niente e mandata da uno specialista all’altro senza risolvere nulla.

– “Ho avuto un malore con tachicardia e nausea”
– “Per la tachicardia vada dal cardiologo, per la nausea vada dal gastroenterologo”.

Se gli avessi detto che portandomi la mano al petto mi era parso di sentire male a un dito, mi avrebbe mandata pure dall’ortopedico!

Forse l’iperspecializzazione della medicina contemporanea avrà dato alla testa un po’ a tutti. Senza parlare del fatto che l’esame obiettivo è ormai una leggenda e si sceglie troppo facilmente di affidarsi a indagini strumentali e diagnostiche “non umane”. E infatti disumano è l’unico aggettivo per una sanità che pretende di curarti “a pezzi”, come se non fossimo un organismo, ma un insieme di parti tenute assieme da un involucro esteriore. I medici di oggi, almeno quelli che ho incontrato io, trattano i pazienti come i medici legali trattano i cadaveri. E così di esame in esame, di specialista in specialista crescono le attese, aumentano gli sprechi e si abbassa la qualità della vita.

Quando da bambina avevo la febbre, il mio medico di base veniva a fine mattinata, con la borsa di cuoio e gli occhiali sul naso. Era un uomo buono, ma incuteva il timore del vero semeiotico: solo a guardarti in faccia avrebbe saputo dirti che temperatura avevi! Ho ripensato a lui quando, dopo tre consulti in gastroenterologia, sono tornata a casa senza che nessuno di questi medici mi avesse palpato l’addome. Mi hanno fatto fare la gastroscopia, ma quando sono tornata a controllo neanche quella volta sono stata visitata. Ho poi fatto molti altri esami, su indicazione dei vari specialisti consultati: elettrocardiogramma, holter, ecocolordopplergrafia, addome completo, ecografia pelvica, visita ginecologica, prelievi di sangue, visita endocrinologica e relativi esami ed ecografie,  visita oculistica, esame della funzionalità vestibolare dall’otorino. Quest’ultimo, geniale, senza avermi neanche guardato le orecchie, né la gola senza avermi posto alcuna domanda (se non avessi parlato di mia spontanea iniziativa) mi ha detto: “faremo altri esami, se li faccia prescrivere e torni giovedì con l’impegnativa”. In pratica mi ha rimandata al curante…

Mi sa che, nonostante il numero chiuso, la laurea in medicina si riesca a prenderla con troppa facilità e mi sovviene che per riformare la sanità farebbero meglio a partire dalle facoltà di medicina.

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